Perché si accumula?

DisposofobiaLa concettualizzazione cognitivo-comportamentale della Disposofobia sulla quale si basa il trattamento è stata modellizzata da Frost & Hartl per la prima volta nel 1996 subendo nel tempo una serie di integrazioni e modifiche che la hanno resa sempre maggiormente aderente alle evidenze cliniche e di ricerca raccolte negli ultimi quindici anni. Va quindi considerato un modello in evoluzione che andrà incontro ad ulteriori aggiustamenti ed integrazioni col progredire della ricerca sul tema. Ad oggi integra sostanzialmente tutti gli elementi che trattando questo tipo di disturbo si incontrano, in termini sia di comportamenti di accumulo che di antecedenti intesi come fattori di vulnerabilità, credenze personali e correlati emotivi. Il modello assume infatti che i comportamenti finali che producono il significativo disagio vissuto negli ambienti di vita (ovvero l’eccessiva acquisizione, per acquisto o raccolta, le resistenze ad eliminare il materiale acquisito ed il risultante grave disordine e mancanza di igiene) siano determinati da aspetti di vulnerabilità personali che inducono una serie di valutazioni cognitive sui propri beni che attivano a loro volta cicli emotivi positivi o negativi influenti sui comportamenti finali. Vediamoli nel dettaglio.

Fattori di Vulnerabilità Personale

Un aspetto centrale è rappresentato dai deficit di alcune funzioni fondamentali nei processi di trattamento dell’informazione ed in particolare:

  • Percezione: funzionamento alterato di alcuni aspetti di percezione caratterizzata da una forte attrazione visuale per gli oggetti che determina una iper-focalizzazione visuale sul singolo oggetto a sfavore di una visione di insieme (con conseguente scarso riconoscimento di aspetti generali di caos)
  • Attenzione: difficoltà di concentrazione e di mantenimento dell’attenzione in compiti complessi
  • Memoria: deficit di memoria (verbale e visuale) con conseguente tendenza ad affidarsi a promemoria-visivi (gli oggetti stessi). Recenti studi hanno evidenziato come in realtà si tratti non di un deficit oggettivo ma di una autovalutazione sulle proprie capacità di memoria.
  • Categorizzazione: difficoltà nel cogliere gli elementi comuni tra oggetti e conseguente incapacità di raggrupparli e organizzarli. Il problema sembra essere dovuto all’iper-caratterizzazione (eccesso di dettagli senza gerarchizzazione) degli oggetti tale per cui ogni singolo oggetto diventa una categoria a sé. Recenti ricerche hanno evidenziato come questo aspetto sembri applicarsi solo ad oggetti propri
  • Attività decisionale: difficoltà nel portare a termine processi decisionali anche minimi, dovuta ad una eccessiva inclusione di variabili decisionali ed alla conseguente paura di non averle considerate tutte e/o in modo corretto (paura dell’errore)

Inoltre recenti studi hanno più compiutamente identificato una generale difficoltà nella pianificazione di azioni complesse e nella gerarchizzazione di piani d’azione.

Vi sono poi una serie di aspetti che possono determinare ulteriori aspetti di vulnerabilità:

  • Esperienza / Educazione familiare con trasmissione di valori e comportamenti circa il possesso, l’ordine/disordine in casa, il controllo, lo spreco, l’utilità, il valore delle cose, ecc.
  • Concetto di sé non amabile, senza valore, inaiutabile
  • Tratti di personalità perfezionistici, dipendenti, ansiosi, paranoici
  • Umore generalmente depresso o ansioso
  • Co-occorrenza di altri disturbi  (Fobia Sociale, Ansia Generalizzata, Depressione Maggiore) e frequente storia traumatica

Se i deficit nel trattamento dell’informazione determinano in modo diretto lo sviluppo del caos, l’Esperienza/Educazione familiare, il Concetto di Sé ed i Tratti di Personalità agiscono in modo indiretto indirizzando delle valutazioni dei propri beni che a loro volta attivano delle risposte emotive positive / negative e determinano comportamenti di acquisto/raccolta e di resistenza all’eliminazione.

Tali valutazioni possono essere riassunte come Credenze Personali sui seguenti ambiti:

  • Possesso: ogni oggetto posseduto viene caricato di
    • valore strumentale (ogni oggetto può essere potenzialmente utile)
    • valore intrinseco/estetico (ogni oggetto ha una sua bellezza unica)
    • valore sentimentale (ogni oggetto ha una storia alla quale è legato, un significato emotivo)
    • valore di identità personale (sono quello che posseggo)
  • Vulnerabilità
    • Gli oggetti sono fonte di sicurezza (protezione)
    • Gli oggetti (e il relativo comportamento di acquisizione) danno un senso di comfort (“fanno stare bene”)
  • Responsabilità
    • Gli oggetti non devono essere sprecati per motivi etici, ecologici, economici, ecc.
    • Gli oggetti costituiscono un’opportunità che va colta assolutamente quando si presenta (convenienza, rarità, ecc.)
  • Propria memoria
    • Gli oggetti sono dei promemoria, perdere gli oggetti significa dimenticarsi ad esempio una scadenza o un’informazione utile
    • Perdere un oggetto equivale a perdere quella parte di memoria (in alcuni casi la credenza è che l’oggetto sia di per sé un supporto che “contiene” la memoria in modo quasi magico)
  • Controllo
    • Intollerabilità alla perdita di controllo sui propri oggetti (“nessuno è in grado di gestirli correttamente”)

Le credenze personali sul possesso inducono in genere Emozioni Positive (gioia, orgoglio) che determinano direttamente comportamenti di acquisto/raccolta e resistenza all’eliminazione agendo un rinforzo positivo. Al contrario le credenze su Vulnerabilità, Responsabilità, Propria memoria e Controllo inducono Emozioni Negative di tristezza, ansia, paura, colpa, vergogna. L’evitamento di queste emozioni conduce ai tre comportamenti disfunzionali (difficoltà di organizzazione degli oggetti, acquisto/raccolta e resistenza all’eliminazione) agendo un circolo rinforzo negativo.

Infine a determinare il grado di disordine degli ambienti intervengono elementi di riverbero dai Comportamenti di acquisto/raccolta e resistenza all’eliminazione che possono avere vari livelli di intensità.

Il modello che come abbiamo detto è in evoluzione, coglie quelli che sono i più frequenti elementi riscontrabili nelle casistiche di disposofobia, questo non vuol dire che tutti siano presenti in ciascun soggetto o con lo stesso livello di intensità. E’ quindi fondamentale in fase di valutazione del caso andare ad identificare, oltre allo stato oggettivo di disordine e mancanza di igiene negli spazi di vita, la presenza di comportamenti di acquisizione e non-eliminazione e il particolare profilo di accumulo sia sul piano dei fattori di vulnerabilità che su quello dei significati e degli stati emotivi correlati.

Articolo Originale: “La modellizzazione dell’Hoarding Disorder in una prospettiva Cognitiva” su Psicoterapie.pro

La Disposofobia può essere conseguenza di un trauma?

Disposofobia e TraumaLa Disposofobia si configura oggi nel nuovo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) come disturbo a sé stante uscendo dalla semplice espressione di sintomo del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) o criterio per la diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità (DOCP). L’impostazione del DSM non entra nel merito della causalità dei disturbi (tranne nel caso del Disturbo Post Traumatico da Stress) e anche nel caso della Disposofobia non fa eccezione. In letteratura molte sono le ipotesi  che a fianco della matrice di tipo biologico (studi di linkage genetico e neuroimaging) evidenziano una prospettiva totalmente inedita rispetto all’originaria idea di manifestazione sintomatica del Disturbo Ossessivo Compulsivo. Si tratta della cosiddetta prospettiva traumatica.

Uno studio abbastanza recente (2011) di Landau et.al. riportato sul Journal of Anxiety Disorders (Stressful life events and material deprivation in hoarding disorder) ha infatti evidenziato come una possibile linea di causalità nella Disposofobia potrebbe essere ricercata in esperienze traumatiche riportate con impressionate frequenza dagli Accumulatori (senza diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo). Lo studio ha posto a confronto quattro gruppi:

  • Accumulo senza Disturbo Ossessivo Compulsivo
  • Accumulo con Disturbo Ossessivo Compulsivo
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo senza Accumulo
  • Gruppo di controllo (soggetti sani)

La ricerca prevedeva differenti strumenti (interviste e questionari autocompilativi) per determinare la presenza ed eventuali livelli di comportamento di Accumulo, Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità, eventi traumatici, deprivazione materiale, funzionamento lavorativo e sociale.

I risultati hanno indicato che il Disturbo di Accumulo correla significativamente con una storia di  esposizione a eventi traumatici e stressanti. Oltre il 50% degli accumulatori riferisce l’esordio dei sintomi di accumulo in concomitanza o in seguito ad un evento traumatico o gravemente stressante. Al contrario la presenza di “veri” sintomi ossessivo-compulsivi (rituali di lavaggio, controllo, ecc.) non correla o in alcuni casi correla negativamente con una storia di eventi di  traumatici.

Questo dato amplia la comprensione del disturbo indicando anche interessanti prospettive di studio per il trattamento. Similarmente all’ipotesi in base alla quale i classici sintomi del trauma (iper attivazione, immagini intrusive, flashbacks, dissociazione) siano il riproporsi di una risposta di sopravvivenza “fuori contesto”, l’accumulo potrebbe rappresentare un riproporsi del bisogno di evitare la perdita associata a eventi traumatici. L’accumulo sarebbe quindi una soluzione disfunzionale al trauma.

Verificato il fatto che una storia traumatica è maggiormente presente nella vita degli accumulatori come può questa essere messa in relazione con il comportamento di accumulo o meglio di evitamento dell’eliminazione? Alcuni punti centrali nella prospettiva traumatica ci possono aiutare a comprendere la relazione.

  • Il Trauma comporta sempre una perdita. Ogni evento traumatico può comportare una “perdita” a livello personale o di comunità di appartenenza. Possono andare perse cose materiali, persone care, la stessa vita personale. L’accumulo sembra funzionare da antidoto al senso di “perdita”. Molti studi evidenziano la preponderanza di temi di “perdita” nell’accumulo che lo distingue nettamente dal collezionismo. La sola idea di eliminare un oggetto anche senza valore determina ansia e disagio, ne consegue che l’oggetto non viene eliminato per evitare l’angoscia legata alla perdita.
  • Il Trauma soprattutto se agito da un nostro simile, danneggia il senso di sicurezza, di prevedibilità e di fiducia. L’acquisizione di oggetti ed il loro mantenimento crea legami vicari con tali oggetti che in una prospettiva traumatica appaiono più sicuri e prevedibili dei legami tra esseri umani. Spesso l’attaccamento alle persone è sostituito dall’attaccamento alle cose.
  • Il Trauma implica sentimenti di perdita di controllo, paura e impotenza. Il senso di controllo sugli oggetti è importante per gli accumulatori. La maggior parte si oppone all’offerta di aiuto vissuta come intrusione da parte di chiunque si offra di risolvere il problema (ad esempio aiutando a riordinare). L’accettare aiuto equivale ad una perdita di controllo determinando forti sentimenti di ansia e vulnerabilità.
  • Il Trauma implica una perdita del senso di padronanza e capacità personale. Gli accumulatori cercano spesso di recuperare senza successo il dominio della situazione, ma sono cronicamente sopraffatti dalla complessità del compito. Spesso non riescono più a gestire le attività quotidiane, rimandando o avviluppandosi in attività e compiti irrilevanti nel quadro generale della grave situazione in cui la loro vita è precipitata. Meno riescono a risolvere la situazione e meno si sentono in grado di farlo.
  • Il Trauma comporta spesso vergogna e senso di colpa. Gli  accumulatori pur non riuscendo a superare il comportamento disposofobico provano vergogna e sono imbarazzati dagli ambienti nei quali vivono. Diventano vittime di una soluzione che si rivela disfunzionale.
  • Il Trauma comporta un senso di solitudine esistenziale e di totale mancanza di supporto. Molti accumulatori scelgono l’isolamento sociale. Allontanano amici e familiari per mezzo delle condotte di accumulo rimanendo soli con l’illusione di protezione da parte dei loro beni.

Si tratta di una prospettiva tracciata ancora in modo impressionistico che mette in relazione Trauma ed Accumulo ma che già recepisce una serie di studi ed evidenze cliniche. E’ prematuro poterne trarre delle conclusioni trasferibili direttamente alla pratica clinica ed ai protocolli di trattamento ma è una prospettiva che avrà sicuramente interessanti sviluppi nei prossimi anni anche in relazione al consolidarsi di alcuni temi legati al trattamento del trauma.

Articolo Originale: “La prospettiva traumatica nell’eziopatogenesi dell’Hoarding Disorder” su Psicoterapie.pro

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